Ho 42 anni e vado fiera di tutte le mie rughe: le mie zampe di gallina, i solchi intorno alle labbra sono il segno di tutte le risate che ho fatto; i segni sulla fronte sono la testimonianza dei problemi che ho affrontato e superato. Ho investito i miei sogni e le mie speranze in un figlio per cui chiedo una sola cosa: la possibilità di fare, domani, le proprie scelte come ho potuto fare io stessa vent'anni fa in una piccola città di provincia che si chiama Verona.
Chiedo per lui, e per tutti i figli che non ho avuto, la possibilità di costruirsi un futuro, un domani a sua misura e non di doversi accontentare. La vita è troppo breve per trascorrerla con la schiena piegata non dalla fatica ma dall'umiliazione.
"Non esiste libertà se non si è affrancati dal bisogno". Io voglio una terra libera. Anzi, liberata. Dal bisogno, dall'ingiustizia sociale, dal potere che soffoca.
Non sono sogni: il mondo è pieno di posti dove vivere sia una vera avventura. Qui, invece, per molti è un incubo.
Vivo la politica come un dovere etico e sociale da quando ho l'età della ragione. Oggi ho deciso di cominciare ad affrontarla in prima persona, perchè ritengo che, se ho voglia di fare ed ho idee, allora è mio dovere mettere tutto questo al servizio della comunità in cui vivo.
Chi si fiderà di me non lo farà certo per tornaconto personale: non posso offrire posti di lavoro, scorciatoie per diritti trasformati in cortesie, non sono in condizioni di raccomandare nessuno, non ho amici potenti che possano "garantire" per me. Non posso neppure giurare ai poteri forti che "farò la brava", perchè non sarà così. Posso garantire solo ciò che ho già dimostrato di possedere: rispetto, impegno, idee chiare e schiena dritta.
Ho svolto il mio incarico di assessore municipale per dieci intensissimi mesi senza mai dimenticare di essere, principalmente, cittadina di questo Paese, di questa regione, di questa provincia e di questa città. Ho anteposto gli interessi delle persone "normali", come me, a quelli di palazzo. Non se lo aspettava nessuno. Neppure io, se devo essere onesta. Ma, ancor di più, non se lo aspettava certo chi mi ha offerto quell'incarico nella segreta speranza di poter contare su una pulce ammaestrata.
Per me non era importante essere chiamata "assessore" o essere improvvisamente diventata "dottoressa" anche per coloro che, fino al giorno prima, mi rivolgevano appena la parola preoccupati che una giornalista, schierata sempre con qualcun altro, raccontasse di qualche scheletrino nascosto neanche troppo abilmente dentro un armadio lasciato ad ammuffire in cantina.
Per me era importante mettere questo potere, del tutto nuovo, al servizio di chi aveva sempre subito, nelle grandi cose così come nelle piccole. Io non potevo cambiare loro la vita nelle decisioni epocali, ma potevo rendergliela più facile nella quotidianità.
E questo ho fatto. Sempre.
Siamo tutti d'accordo su un punto: il potere serve a migliorare le condizioni. Per alcuni, le proprie. Per me quelle di tutti. Solo così posso migliorare anche le mie.
A chi mi accusa di essere scappata dai problemi e dalle mie responsabilità sulla questione dell'acqua ai nitrati, rispondo con quanto è accaduto in seguito. Mi hanno detto che era un errore politico, che non si rinuncia all'incarico, che le persone non capiscono, che dovevo continuare a rimanere in giunta, lavorando dall'interno.
Voi sapete come è andata.
Se non avessi fatto quello che, invece, ho ritenuto di dover fare, senza curarmi delle nuove cassandra che profetizzavano la mia morte sociale, sarebbe finito tutto in una bolla di sapone, anzi di nitrato. Invece è successo una cosa non prevista: non solo voi non mi avete voltato le spalle ma vi siete appropriati di questa battaglia, costringendo tutto e tutti ad ammettere non solo che il problema esiste ma che bisogna trovare una soluzione. Riusciremo a venirne fuori? Non lo so. Ma so che adesso, in buona parte, dipende da noi.
Contrariamente a quanto qualcuno possa pensare, io non lascio mai le cose a metà. E mi candido per continuare a lavorare con e per tutti noi. Ho cominciato e vorrei continuare, se lo vorrete.
domenica 4 maggio 2008
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